Il discorso del re (2010)

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Certe volte si immaginano i sovrani come uomini senza problemi, capaci di fronteggiare le folle a testa alta, senza preoccuparsi delle critiche altrui e con una parlantina almeno discreta, ma non tutti sono uguali, non Giorgio VI.

“Il discorso del re” è un film del 2010,  diretto da Tom Hooper, interpretato da Colin Firth, Geoffrey rush, Helena Bonham Carter e Guy Pearce. ispirato alla vera storia del monarca balbuziente, Giorgio VI e al rapporto con il logopedista che lo ha in cura: Lionel Logue.

Il film ha vinto il premio del pubblico al Toronto international film festival, 5 British Indipendent Film Awards 2010, ha ottenuto 7 candidature ai Golden Globe (una ha fruttato il Golden Globe come miglior film drammatico al protagonista  Colin Firth),  nonché 4 premi Oscar su 12 candidature: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale.

Dopo la morte di suo padre Re Giorgio V e la scandalosa abdicazione di Re Eduardo VIII, Bertie, che soffre da tutta la vita di una forma debilitante di balbuzie, viene improvvisamente incoronato Re Giorgio VI d’Inghilterra.

Con il suo paese sull’orlo della guerra e disperatamente bisognoso di un leader, sua moglie, Elisabetta, la futura  Regina Madre, organizza al  marito un incontro con l’eccentrico logopedista Lionel Logue.  Dopo un inizio burrascoso, i due  si mettono alla ricerca di un tipo di trattamento non ortodosso, finendo col creare un legame indissolubile.

Incredibile come la storia di un uomo realmente vissuto possa essere d’esempio per tutti coloro che hanno dei complessi. E’ come se il regista ci raccontasse una vicenda sulla riconquista della fiducia in se stessi, e muove dall’ennesima figuraccia del Duca di York a Wembley.

Hooper sceglie di partire da una prima inquadratura claustrofobica al protagonista Colin Firth, eccezionale nel simulare la balbuzia, con uno sguardo atterrito e spaesato. Hooper in questo modo ci presenta Alberto come un dead man walking che va verso un microfono-patibolo adeguatamente ingrandito.

E’ come se il protagonista sia condannato, eseguito in pubblico con questo microfono-boia, umiliato dalla folla, che con i suoi echi, ride del problema di Alberto. Davvero originale come inizio.

Per non parlare del personaggio (il mio preferito per la bizzarria) di Lionel, un uomo estremamente buono e paziente, che coinquista il cuore degli spettatori già dalla prima comparsa, nel suo studio e in seguito l’amicizia del sovrano.

Bella trama, bellissimo cast, è una pellicola che merita.

 

Il trailer

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